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DIMAGRIMENTO LOCALIZZATO

CHE ATTIVITA' FISICA FARE ?

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Di Roberto Eusebio

 

 

 

 

L’età contemporanea ha portato il “benessere apparente” nelle nostre case proponendoci in quantità esuberante ogni tipo di cibo preparato in molteplici forme e sapori.

Questa facilità con la quale abbiamo a disposizione il cibo, ha indirizzato le persone a non considerare spesso le quantità e la qualità dei cibi stessi, alterando peraltro in alcuni casi i sapori non appartenenti alla natura dei cibi stessi, rendendoli così delle vere e proprie droghe a cui non possiamo fare a meno.

In passato procacciarsi il cibo non era così semplice e sotto un certo punto di vista non era poi così male considerando che l’essere umano è oggi perennemente sovralimentato e contemporaneamente malnutrito.

Quindi siamo passati da un estremo all’altro.

Ma analizziamo il nostro contemporaneo, la sovralimentazione o cattiva educazione alimentare hanno inevitabilmente portato la maggior parte delle persone ad avere chi più e chi meno problemi di sovrappeso.

Spesso legato ad un introito calorico più elevato rispetto a quello di cui si necessita, ma a volte legato ad una cattiva nutrizione; cosa vuol dire questo, che se assumo cibi che al mio corpo non servono e ne faccio mancare invece altri di cui necessito, subentra uno stato di malnutrizione.

Essere malnutriti non vuol dire quindi che mangiamo poco, ma che la nostra alimentazione non è corretta.

Non voglio ora parlare di alimentazione, è solamente un’ introduzione per chiarire come strutturare gli allenamenti quando si parla di sovrappeso.

Premesso questo, il fardello con cui dobbiamo combattere è il grasso !!

La distribuzione dell’adiposità è legata da un fattore genetico, predisposizione che viene a formarsi soprattutto nell’età adolescenziale, ma che viene influenzata dalle attività sportive che svogliamo.

Faccio un esempio, e per far capir meglio enfatizzerò il concetto parlando di professionisti.

Quando mi capita di analizzare due atleti professionisti di discipline diverse, ad esempio, il culturista, ed un giocatore di calcio, le differenze sono queste:

Il culturista ha come obiettivi l’incremento della massa muscolare con una definizione di essa unica, è infatti lo sport per eccellenza dove possiamo ridurre le pliche cutanee di grasso in modo considerevole, (questo riguarda quindi un fattore estetico).

Il calciatore ha come obiettivi invece la performance generale del corpo, come la velocità e la resistenza.

Il culturista è risaputo che in alcuni periodi effettua diete Ipercaloriche a bilancio azotato positivo (iperproteiche) arrivando in certi periodi dell’anno anche a 7000/8000 kcal al gg.

Il calciatore segue invece una dieta normo calorica bilanciata con i macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi).

Quando analizzo il culturista, malgrado le diete ipercaloriche, la percentuale di grasso sottocutaneo misurata con l’antropoplicometriaè sempre relativamente bassa, ma nel contempo quando effettuo la bioimpedenziometria (quindi la misurazione del grasso totale in percentuale) il grasso è elevato rispetto i valori casistici della plicometria.

Quando analizzo il calciatore professionista, l ‘esame bioimpedenziometrico è relativamente basso (grasso totale in percentuale), rispetto al test plicometrico (pliche cutanee di grasso distrettuali) che casisticamente risultano più elevate rispetto al culturista.

 

La conclusione di tale statistica è la seguente:

non è stato scientificamente provato che esista il dimagrimento localizzato, ma è casisticamente accertato che quando si allena una certa parte del corpo, un certo distretto muscolare con la tonificazione, in quella parte del corpo la percentuale di grasso sotto cutaneo si abbassa.

Ecco perché il culturista malgrado le sue diete ipercaloriche riesce sempre a tenere sotto controllo il grasso sotto cutaneo, che è poi quello che ne determina l’estetica.

Ovviamente con questo non vuol dire che devo sottovalutare il grasso viscerale, dovrò quindi integrare se i valori metabolici me lo permettono, attività di tipo aerobico, l’unica attività che permette di abbassare le percentuali di grasso totale quindi anche quello endogeno (sempre ovviamente con alimentazione adeguata).

Quando si parla di estetica non va sottovalutato anche il discorso salute, quindi monitorare e modulare le attività (aerobiche e isotoniche) facendo opportuni test biometrici come la bioimpedenziometria e l’antropoplicometria, diventa un fattore importante e determinante per una preparazione sana e costruttiva.

Mantenere un buon trofismo muscolare è il metodo migliore per accennare ad uno stato metabolico più elevato.

Quindi qualcuno potrebbe esprimersi dicendo, allora faccio solo isotonica, seguo la dieta e non faccio attività aerobica.

Mantenere il sistema cardiovascolare allenato non serve solo per un concetto legato alla longevità, ma ha un effetto positivo anche sull’allenamento con i pesi.

Ormai sempre più professionisti culturisti sotto gara eliminano l’attività cardiovascolare per mantenere un trofismo migliore ed avere quindi un muscolo più pieno con percentuali di grasso distrettuale più basso, ma il controllo del grasso viscerale deve sempre essere tenuto sotto controllo (soprattutto in off season), ingrassare endogenamente ha conseguenze più deleterie per la salute rispetto ad ingrassare sottocute.

Quindi abbinare l’estetica alla funzionalità vuol dire abbinare le attività in modo intelligente monitorandole e valutando sempre le composizioni corporee e lo stato metabolico, in tal caso si può essere solo longevi e vincenti !!

 

 

Roberto Eusebio

Campione e Professionista Fitness

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